SPIGOLATURE |
AUGURI
DI NATALE 2004
Auguri di Natale 2003
Vuoi un aumento di stipendio? (file
.PPS)
Zerbini con la laurea…..
Il sarchiapone
SNAVLN14D14X2000
Storia
MMG
Caro Babbo Natale,
Noi ci speravamo tanto ma abbiamo saputo che non troveremo sotto l’albero la nuova convenzione. Peccato perché tra pochi giorni si compiono i cinque anni di attesa e mi pare che abbiamo avuto fin troppa pazienza. Nel corso dell’anno abbiamo ricevuto solo carbone e qualcuno ha anche tentato recentemente di trasformare in un grosso regalo natalizio il fatto che sul nuovo ricettario non dovremo più mettere la doppia firma sulla nota. Qualcuno di noi ha cercato di proporre al proprio fornaio un baratto con questo regalo ma non c’è stato niente da fare. Certo, siamo riusciti ad evitare le salatissime multe per errori di prescrizione che ci voleva comminare quell’anziano signore simpatico che qualcuno spiritosamente chiama, non sappiamo per quanto, Ministro; abbiamo anche evitato di dover girare con delle macchinette x le pecette a garanzia della privacy sulla ricetta che qualcun altro ci voleva obbligare ad usare. Non siano invece riusciti ad evitare che tutto il nostro operato venisse sottoposto al controllo di tanti signori con le mostrine gialle che un tempo inseguivano i contrabbandieri e mettevano in galera i bancarottieri ed i tangentisti ma che ora non hanno più molto tempo perché devono controllare se le esenzioni che abbiamo biffato sono giuste o no. D’altra parte se il falso in bilancio non è più un reato e se i capitali esportati illegalmente all’estero possono tranquillamente rientrare qualcosa dovevano pur fare per giustificare il loro stipendio. Ora però, caro Babbo Natale, vorremmo proprio che la convenzione arrivasse, non ci basta il fatto che qualcuno abbia graziosamente ritardato di un mese l’entrata in vigore del nuovo ricettario ( a proposito, con le pecette abbiamo decorato l’albero ed è venuto uno splendore) solo perché temeva di non averne ancora stampato a sufficienza per una seconda fornitura. Sappiamo che questi sono giorni in cui tutti dovrebbero essere più buoni ma noi lo siamo stati tutto l’anno e allora vorremmo che tu riferissi a tutti quelli che ci stanno complicando la vita e ci vogliono utilizzare per limitare sempre di più il diritto alla salute dei cittadini, che stiamo per perdere la pazienza. Siccome ogni giorno noi contattiamo 1.200.000 cittadini nei nostri studi, se perdiamo la pazienza possiamo fare tanto danno ed essere più persuasivi delle varie TV. Scusaci per lo sfogo ma quando ce vo’ ce vo’.
I medici di famiglia

Potrebbe essere la trasformazione
del codice fiscale, con eventuale esenzione ticket, o per patologia o per reddito,
del Ministro dell’economia e delle finanze Tremonti o del Ministro della
salute Sirchia o del sig. Passalacqua Gian Battista di anni 78, di professione
pensionato.
A nome del Sig. Passalacqua e dei medici genovesi vorrei rivolgere un fervido
augurio di buon Natale al Medico Curante del ministro Tremonti, sempre che Tremonti
non sia uno dei cittadini italiani che non hanno scelto il Medico di Famiglia.
Un altro sentito augurio di Buon Natale al ministro della salute Sirchia ed
al suo Medico di Medicina Generale, che ho incontrato a Roma il 15 aprile u.s.
in occasione della manifestazione nazionale contro il decreto antitruffa.
Un augurio di Buon Anno al Medico Curante del garante sulla privacy Rodotà,
sperando che sia il primo medico italiano ad avere in dono la “pecetta”
per poter compilare le ricette nel rispetto della privacy del suo illustre paziente.
Buon Anno ai responsabili ministeriali dell’ECM con la preghiera di comunicarci,
rispettando le normative della privacy, almeno una volta all’anno, quanti
punti abbiamo vinto.
Un Buon Natale e laborioso Anno Nuovo al Corpo militare della Guardia di Finanza,
con la speranza che si facciano dare le chiavi degli uffici dei Direttori Generali
delle asl.
Buon Natale al governatore della Regione Liguria Biasotti che nel “Dossier
Sanità”, pubblicazione della Regione Liguria del 15-12-03, non
si è ricordato che esistono anche 1.700 medici di famiglia, un congruo
numero di pediatri di libera scelta e medici della continuità assistenziali
e del 118.
All’assessore alla sanità Levaggi auguriamo che riesca entro il
31 pv a far approvare dopo la terza o quarta riscrittura il “nuovo”
piano sanitario regionale scaduto ormai da tre anni: ne sentiamo proprio la
mancanza.
Buone feste all’assessore al bilancio regionale dal quale dipendono anche
i nostri emolumenti.
Ai componenti del Comitato Permanente Regionale sia di parte pubblica che sindacale
e alla dirigenza regionale del tavolo auguro per il 2004 di lasciare fuori dalla
porta stupidi pregiudizi e campanilismi e pensare seriamente a risolvere i problemi
socio-sanitari di quel povero cristo di cittadino ligure.
Ai direttori generali delle asl auguro per il 2004 di riuscire a mantenere il
loro posto, con i tempi che corrono, e a cercare di investire, non solo a parole,
più risorse nella medicina del territorio: avrebbero più appropriatezza
e meno ricoveri impropri.
Ai Comitati Permanenti Aziendali un augurio di Buon Natale e buon lavoro per
il prossimo anno evitando, se possibile, di perdersi in discussioni inutili
su questioni di lana caprina e di scelte in deroga.
Agli organi più o meno ufficiali di controllo delle asl sulla spesa sanitaria
del territorio, un caloroso augurio di poter continuare a fare, per il prossimo
anno, il loro lavoro in modo corretto ed intelligente, eventualmente con le
previste e mai costituite commissioni sull’appropriatezza e non essere
sostituiti dalla Guardia di Finanza, altrimenti………………………..
cosa ci stanno a fare?
Un caloroso augurio, ai Responsabili di Distretto, che il 2004 possa portargli
il “portafoglio” e la nomina ufficiale a DIRETTORI del Distretto,
per attuare in tal modo per il cittadino ligure, una vera e reale assistenza
socio-sanitaria.
Ai signori sindaci, primi responsabili sanitari dei loro comuni, un auspicio
oltre che un augurio per il prossimo anno di poter realizzare una vera integrazione
sociale con il sanitario, rivolto ai loro concittadini più bisognosi.
Un particolare Buon Natale e un anno veramente nuovo agli amici e colleghi della
Continuità Assistenziale e del 118 con l’augurio di una sempre
e più intensa e reciproca collaborazione, anche in prospettiva di offrire
al cittadino ligure una migliore continuità delle cure.
Auguri di buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutto il personale infermieristico
dipendente asl ed ai colleghi delle Unità Geriatriche, per il lavoro
svolto assieme al domicilio dei pazienti più bisognosi di assistenza,
con la speranza di poter mantenere e migliorare tale tipo di assistenza.
Un grazie ed un caloroso augurio per il 2004 al personale di segreteria ed infermieristico
dei nostri studi, che condivide con noi ansie, frustrazioni e spesso deve sopportare
le nostre incazzature.
Auguri di Buone Feste a tutti gli Informatori Medico Scientifici pregandoli
di non corromperci quotidianamente con penne e postix.
Auguri di Buone Feste a tutti i titolari di farmacie con un consiglio: evitate
di dire ai vostri clienti nonchè nostri pazienti “il suo medico
si è sbagliato”
Un caloroso ringraziamento con mille auguri di buon lavoro per il prossimo anno
a tutti gli amici Giornalisti della carta stampata, delle televisioni e delle
agenzie di stampa per l’aiuto che ci hanno sempre dato nell’informare,
dalle loro testate, i cittadini sulle problematiche anche complesse dell’assistenza
sanitaria.
Tantissimi cose belle per il 2004 ai Cittadini liguri nonché nostri pazienti,
con l’auspicio che i vari Tremonti, Sirchia, Rodotà o Quaquaraquà
di turno non gli e non ci scippino uno dei migliori Servizi Sanitari che esistono.
Ed infine a tutti i colleghi Medici di Famiglia, Pediatri di Libera Scelta e
Colleghi Specialisti del Territorio Colleghi della Dipendenza l’augurio
che il 2004 riesca a dare a tutti tranquillità e serenità al nostro
lavoro
Buon Natale, Buon Anno
A volte penso che devo proprio
amarlo tanto il mio lavoro se mi ostino a fare il medico con instancabile convinzione.
Eppure mi domando se i pazienti sono coloro che si accomodano al di là
della scrivania, o piuttosto non sono quelli che stanno seduti al di qua, vestiti
in camice bianco. La medicina generale è probabilmente la cosa che funziona
meglio nel servizio sanitario; non lo dico io, lo dice la gente, dal momento
che i sondaggi evidenziano un gradimento del proprio medico di famiglia intorno
allo 80% delle persone intervistate. Ciò nonostante il medico di famiglia
appare sempre più stanco e demotivato. Io credo che questo dipenda da
molti fattori, che messi tutti insieme diventano una miscela esplosiva per la
nostra professione.
Intanto la necessità di tenersi
aggiornati e preparati; l’aggiornamento non è mai stato un optional
per il medico, ma adesso è diventato un obbligo impellente che ci travolge
e ci stressa. Per renderlo ancora più stressante ci siamo inventati la
raccolta a punti con scadenza a tempo: è un’offesa all’intelligenza.
D’altra parte però il medico non può più permettersi
né di non sapere né di non saper fare. Nella competizione quotidiana
della nostra giornata di lavoro non c’è spazio per negligenze di
alcun tipo. E la sensazione soggettiva non è più quella di sentirsi
un professionista motivato e appassionato, ma un sorvegliato speciale che ogni
sera sente di aver superato un altro esame, quello che stabilisce l’adeguatezza
del proprio lavoro al livello richiesto dal sistema. Ma il sistema chiede sempre
di più e sempre di meglio, e lo chiede innanzitutto al medico di famiglia,
che è il primo col quale il malato si confronta e si confida nel percorso
del servizio sanitario. Già, …. il servizio sanitario, di fatto
un servizio a domanda infinita ma a risorse finite, come da sempre vado ripetendo.
Quando offriva 10 la gente chiedeva 15, quando fu in grado di offrire 20 la
domanda era intanto passata a 30, ora che offre 100 la gente chiede 150 ma le
risorse non sono infinite. Tuttavia la verifica sul nostro operato è
sostanzialmente sempre di tipo burocratico/amministrativo e questo probabilmente
ci avvilisce ancora di più; se sbagliamo una diagnosi è colpa
grave, ma se sbagliamo un timbro o l’applicazione di una legge è
colpa gravissima. Quando mi laureai, circa trent’anni fa, ero convinto
di dover usare guanti e camice per non sporcarmi di sangue e di disinfettanti;
oggi la mia preoccupazione è non sporcami d’inchiostro per timbri.
E quando torno a casa, nonostante tutta l’attenzione che ci abbia potuto
mettere, le mie mani sono sporche d’inchiostro per timbri più di
quelle del mio vicino di casa, che fa l’impiegato all’ufficio postale.
Anche lui da trent’anni.
La gente: è il rapporto con la gente
il vero nocciolo del problema, quello che un tempo si chiamava rapporto medico/paziente,
mentre adesso non so più come dovrebbe chiamarsi. Cambiare medico è
troppo facile, tanto facile che bastano dieci secondi. Questo costituisce un’infallibile
arma di ricatto nella nostra professione in mano a quanti – e sono ahimè
molti – vogliono e considerano il loro medico una sorta di schiavetto
che assecondi ogni loro esigenza legittima e non. “Non fai quello che
dico”, “non mi dai quello che voglio” ed io cambio medico:
tanto sicuramente ne troverò un altro più disposto. Di questo
la colpa è anche nostra, innanzitutto perché sindacalmente abbiamo
accettato disinvolte procedure per il cambio del medico di famiglia in nome
della libertà ad ogni costo (anche a costo della nostra dignità
professionale); e poi perché per assicurarci uno stipendio dignitoso
abbiamo bisogno di raccogliere almeno 1000 pazienti, per corteggiare i quali
molti di noi sono disposti anche a qualche concessione deontologicamente scorretta.
E’ proprio vero che homo omini lupus, sed medicus medici lupissimus! Mi
ricordo sempre di quel mio paziente di Rapallo affetto da epilessia onirica,
ben nota a tutti e diagnosticata a più livelli specialistici, al quale
io mi ero rifiutato di consegnare un certificato anamnestico per la patente
di guida che compiacentemente tacesse il problema (erano gli anni in cui il
famoso certificato era indispensabile per il rinnovo della patente); ebbene
per quel rifiuto persi ovviamente il paziente, il quale cambiò disinvoltamente
medico ottenendo la certificazione necessaria sicuramente da un altro collega,
dal momento che in auto lo vedo girare ancora adesso.
Ma forse un’altra causa del problema
sta nel fatto che il medico di famiglia è completamente gratuito; ciò
che non si paga viene generalmente percepito come qualcosa che vale poco! Comprendo
che l’accesso al proprio medico si vorrebbe il più ampio, totale
e disponibile possibile; ma questo non deve tradursi in un deprezzamento della
professionalità e del lavoro. Se cominciassimo a regolamentare gli abusi,
magari imponendo limiti e disciplina soprattutto alle consultazioni telefoniche
e alle visite domiciliari (due tipologie di accessi che non possono essere regolate
da appuntamento) otterremmo una razionalizzazione del nostro lavoro a netto
vantaggio del servizio offerto. Certamente non come adesso che vedo le mie visite
in ambulatorio interrotte quotidianamente da una pioggia di telefonate spesso
per le cose più assurde. Possibile che chi ricorre alla consultazione
telefonica non si renda conto che in quel momento il medico sta visitando un
paziente? Pertanto domandare se nel sugo possiamo metterci l’aglio piuttosto
che il peperoncino forse non è il momento opportuno: facciamoci un appunto,
e glielo domanderemo in occasione della prossima visita in ambulatorio, insieme
a tutte le altre cazzate per le quali bramiamo chiarimenti. Né d’altra
parte risulta molto utile alla salute delle mie ghiandole surrenali imporre
alla segretaria una funzione di filtro delle telefonate, dal momento che queste
vengono semplicemente spostate di qualche decina di minuti, ma inesorabilmente
giammai evitate. E che dire delle visite domiciliari, una prassi lungamente
e diffusamente abusata, che costringe un professionista a recarsi al domicilio
di un suo assistito per semplice chiamata, il più delle volte motivata
solo dalla indisponibilità psicologica del paziente a muoversi di casa?!
Altra frustrazione professionale che andrebbe risolta con un’appropriata
regolamentazione; che c’è, ma di fatto non c’è.
Ma la peggiore causa di demotivazione nella
nostra professione è il pseudo-indottrinamento sanitario che ha contagiato
tutti i pazienti. Discorsi come: “dottore, mi faccia fare la risonanza
magnetica chè ho da stamattina il mal di testa e potrebbe essere un meningioma”
oppure discorsi come: “dottore io mi sento bene, ma Mirabella ha detto
che per essere sicuro devo farmi una TAC spirale ogni anno, la PET, la ecoflussimetria
doppler di tutte le arterie di sopra e di sotto, l’ecografia di tutto,
la colonscopia, la mammografia, e già che c’è anche l’ecografia
transrettale della prostata che non dovrei avere ma che potrebbe essermi spuntata
come a quella donna cinese pubblicata sulla rivista Lancetta o che so io”,
ebbene discorsi come questi me li sento fare ogni lunedì ed ogni altro
giorno della settimana. Avvilito, sono mesi che in studio campeggia un cartello
in cui diffido chiunque a pretendere a voce esami o ricette suggerite dal salumaio
di fiducia o dalla parrucchiera che “tuttosaetuttoindovina”. Risultato?
Ora il salumaio mi fa avere i suoi suggerimenti scritti su biglietto da visita
del negozio, spesso con qualche unto di mortadella sul bordo, probabilmente
il suo imprimatur.
L’informazione sanitaria fa odiens,
il sensazionalismo sanitario ne fa ancora di più; ed ecco il fiorire
di trasmissioni pseudo-scientifiche di ogni tipo e per ogni orecchio, sapientemente
benedette dalla presenza di questo o quell’altro Solone della medicina
pronto a dispensare saggezza e scienza in pillole in cambio di compiacente pubblicità
personale. Il tutto per giunta condito da un’informazione epistolare,
scritta sotto forma di enciclopedie, opuscoli, manualetti, articoli, articoletti,
articolini, false pubblicità mascherate da scoop ecc. ecc. che hanno
dato alla gente l’erronea convinzione di un acculturamento medico di tutto
rispetto. Un Paese che ha ancora il 10 % di analfabeti e semi-analfabeti e soprattutto
un livello medio di scolarizzazione da far rabbrividire i somari dell’Asinara,
ha paradossalmente 50 milioni di para-laureati in medicina come quella madre
che uscendo dall’ambulatorio disse: “il dosaggio poi lo cambio io,
che conosco mio figlio”.
E poi che dire delle ricette da €
50.000 in base al D.L. di Sirchia? “Dottore, mi scriva 16 scatole di Aulin,
ma mi raccomando, ci scriva anche nota 66 se no il farmacista me le fa pagare,
mica scherziamo?” Oppure, “Dottore, mi faccia rifare tutti gli esami,
ma proprio tutti, anche se li ho fatti 2 mesi fa perché avevo il colesterolo
sopra i 200 ed io ci ho un brutto preservativo!” (forse voleva dire presentimento,
n.d.r.). Oppure ancora: “Dottore, mi scriva il Rocefin per Arturo (Arturo
è il gatto, n.d.r.), ma non si scordi di metterci la nota se no il farmacista
mi rimanda indietro un’altra volta” della serie rincoglionito di
un medico, cerca di darti una mossa, che non ho voglia di perdere tempo e camminare
per niente!”.
Il medico zerbino, ecco cosa certa gente
cerca: ed il sistema è dichiaratamente strutturato in modo che la richiesta
venga agevolmente esaudita! Ebbene, lo confesso, ancora una volta vado contro-corrente
perché la mia dignità professionale si ribella: mi dispiace, ma
io non sono disposto ad andare a lavare i vetri ai miei pazienti!
Salvatore Romano
www.salvatoreromano.it
Chi ha avuto la ventura di vivere
negli anni tempestosi della contestazione e delle facili carriere politiche
non potrà mai dimenticare lo sketch del sarchiapone e i suoi grandi protagonisti,
Walter Chiari e Carlo Campanini. Lo sketch era assolutamente (almeno sul piano
formale) apolitico. Scena del “sarchiapone” è lo scompartimento
di un treno, in cui entra solennemente Campanini, con un’enorme cesta
coperta da un telo, seguito da Chiari e da altri due passeggeri. Campanini si
siede e si rivolge agli altri pregandoli di non toccare la cesta perchè
c’è dentro un sarchiapone che potrebbe anche mordere e fare molto
male. Che cosa sia un sarchiapone non lo sa nessuno, anche perchè l’animale
non esiste ed è stato inventato da Campanini per tenere lontani gli altri
passeggeri e viaggiare più comodamente; ma Chiari finge di saperlo e
tenta, attraverso discorsi sempre più aggrovigliati, di capire la natura
di quel misterioso animale.
Perchè la gente rideva? Non solo
per la mimica grandiosa degli attori, ma anche per la critica sottile allo sfoggio
di paroloni e al vuoto di concretezza dei politici ministeriali. Il sarchiapone
è passato alla storia, così come un altro genere di comicità
che, più o meno nello stesso periodo, arrivava dagli Stati Uniti: la
comicità assurda e stralunata di Jerry Lewis, che ha raggiunto l’apice
col film “Jerrissimo”. Come ha insegnato Vico, dopo qualche decennio
la storia si è ripetuta, poiché nell’attuale governo c’è
chi ha saputo operare una sintesi tra le due scuole di comicità: il Ministro
della Salute Gerolamo (“Gerrissimo”) Sirchia pone una pietra miliare
della comicità assurda, stralunata e demenziale con il varo dell’insuperabile
prontuario farmaceutico, che, quindi, passerà alla storia come il “sirchiapone”.
Come il sarchiapone, che cosa sia un sirchiapone non lo sa nessuno, però
purtroppo esiste, ed è stato inventato per tenere impegnati gli addetti
ai lavori a cercare di decifrarlo seguendo le continue modifiche, già
iniziate prima ancora del varo ufficiale, che non si sa nemmeno se e quando
avverrà. Riderà la gente? Stavolta no, però cerchiamo almeno
di riderci sopra noi, e lasciamo che ci si scornino farmacisti, case farmaceutiche
informatori, ecc., evitiamo di fare i Walter Chiari della situazione. Purtroppo
a Gerrissimo manca la mimica grandiosa dei suoi Maestri predecessori, ma non
fanno certo difetto lo sfoggio di paroloni ed il vuoto di concretezza dei suoi
progetti (mutue, orario dei Medici 24 ore x 7 giorni, L.E.A. prontuario, ecc.).
Steamboats.
Chi è riuscito a comprendere
il mistero che si cela dietro a questa sigla alfa-numerica non legga oltre,
ma vada direttamente in fondo all’articolo! Ha già capito tutto:
quei pochi che sono sopravvissuti al fatidico "Millennium bug 2000",
sono destinati inesorabilmente a soccombere al ben più temibile "Valentinum
bug 2000"! I corsi e ricorsi della Storia, di Vichiana memoria, ci riporteranno
alla Chicago degli anni ’30, alla famosa "Strage di S. Valentino".
Questa volta però ci toccherà soccombere sotto le raffiche, non
dei mitra degli scagnozzi di Al Capone, ma dei ben più micidiali decreti
locali delle ASL, Provinciali, Regionali, Nazionali, Continentali, Mondiali
e Interplanetari che si scateneranno sulla Sanità Pubblica proprio allo
scoccare delle 24 di quella notte in cui saremo impegnati a festeggiare con
la/il nostra/o partner l’annuale ricorrenza dedicata agli affetti più
personali… e qui mi fermo per motivi di "privacy".
Cerchiamo di immaginare quale sarà
l’immaginario, o meglio, l’oscenario, che ci apparirà in
quella notte, illuminata a giorno dalla nascita dei Distretti Socio Sanitari
(ma c’è ancora qualcuno che ci crede?), che esploderanno come dei
bengala.
Novello cavallo di Troia, aprirà
le ostilità il Codice Fiscale; sì, proprio lui, che da oltre 20
anni sonnecchia tranquillo nelle nostre tasche tra le carte di credito e che,
stanco di festeggiare S. Valentino con la Partita IVA, con la quale convive
more uxorio, si catapulterà, da qui all’eternità, su tutte
le nostre ricette, richieste, impegnative, certificati e scartoffie varie, facendoci
odiare le consonanti dei nostri nome e cognomi, e le incomprensibili sequenze
alfa-numeriche che vengono appiccicate per tutta la vita, da alcuni anni, anche
ai nuovi nati (e anche a S. Valentino vedi titolo).
Non ci saremo ancora ripresi dalla sorpresa,
quando, alle nostre spalle, subiremo gli attacchi suicidi delle nuove Esenzioni
Ticket, clonazione dei Kamikaze, che precipiteranno assieme al bilancio della
sanità pubblica, con effetti defraganti, su quel poco che siamo riusciti
faticosamente a conservare del rapporto di fiducia Medico-Paziente.
Immediatamente si rimetteranno in marcia
le truppe corazzate della CUF che paralizzeranno come al solito ogni nostra
attività, rendendoci bersaglio delle bombe intelligenti (si fa per dire)
cioè i registri USL.
Alle prime luci dell’alba, come un
sudario, calerà l’eterno silenzio della Privacy e di noi non resteranno
neanche rifiuti speciali da smaltire…
Buon San Valentino a chi potrà festeggiarlo!
Non dimenticate il Sidenafil Citrato (Viagra): mi raccomando, inghiottitelo
prima che finisca nelle mani del nemico!
Buon San Valentino ai tanti Cittadini con
doppio nome, che domani scopriranno che il codice fiscale col quale l’anagrafe
sanitaria li ha marchiati a fuoco è diverso da quello che è stato
assegnato loro dal Ministero delle Finanze e che utilizzano da anni per le dichiarazioni
dei redditi. Buone code!
Buon San Valentino ai pochissimi Cittadini
a cui è stata revocata l’esenzione ticket; si accorgeranno presto
che cambia ben poco.
Buon San Valentino ai tanti Cittadini che
hanno faticosamente superato le forche caudine del rinnovo dell’esenzione
dal ticket; anche per loro vale quanto detto sopra!
Buon San Valentino ai tanti Cittadini che
hanno faticosamente ottenuto una nuova esenzione ticket per patologia e che
si apprestano a rinnovare la patente di guida… forse era meglio pensarci
prima a fare bene i conti!
Buon San Valentino a tutti i Cittadini
che si accorgeranno che tutti i ticket sono aumentati di oltre il 30%.
Buon San Valentino a 50.000 liguri che
saranno finalmente costretti a scegliere il Medico di Famiglia. Bravi! Sarebbe
stato meglio farlo prima ma, ve ne accorgerete presto, avere un Medico di fiducia
ha molti aspetti positivi. Scegliete bene! Chiedete consiglio al vostro Farmacista,
vi fornirà alcuni nomi preziosi (di medici da evitare…).
Buon San Valentino alla DATA SIEL che,
speriamo, avrà imparato dai colleghi pugliesi a far funzionare l’anagrafe
sanitaria regionale visto che, in vent‘anni, non c’è ancora
riuscita.
Buon San Valentino ai Farmacisti, impegnati
a studiare le nuove esenzioni ticket per trovare nuove occasioni per pronunciare
la fatidica frase: "Se il suo Medico volesse…".
Buon San Valentino ai Colleghi non informatizzati
che trascorreranno la notte a studiare tutte le nuove normative e a invidiare
i Colleghi informatizzati!
Buon San Valentino ai Colleghi informatizzati
che trascorreranno la notte a caricare sul computer i necessari aggiornamenti
ai programmi (e studiare tutte le nuove normative per farli funzionare, invidiando
i colleghi non informatizzati).
Buon San Valentino ai Medici Sentinella,
che dovranno lavorare fino a settembre del 2000 e saranno pagati, forse, nel
2023.
Buon San Valentino ai Distretti Militari.
In Liguria per fare gli auguri a quelli Sanitari ci sarà tempo fino al
prossimo cambio di millennio.
Buon San Valentino alle neonate Cooperative!
Ristrutturate qualche cartiera dismessa (in Liguria ce ne sono). Ci sarà
bisogno di moltissima carta. Il futuro sarà sempre più roseo per
chi investe in burocrazia!
Buon San Valentino alla CUF, che lo festeggerà
a suon di note. Attenzione, solo con le note giuste si riesce a suonare, altrimenti
si corre il rischio di essere suonati.
Buon San Valentino ai promotori del referendum
per l’abrogazione dell’obbligo di iscrizione al Servizio Sanitario
Nazionale: vi sta bene! Tanta fatica sprecata per raccogliere firme inutili!
Non c’era alcun bisogno di farlo. Il meccanismo irreversibile di autodistruzione
del SSN era già stato innescato da tempo e non lo avete mai capito!
Buon San Valentino ai firmatari (v. punto
precedente). Vi perdoniamo. Il segreto professionale ci impedisce di rendere
noto al mondo intero che siete i più assidui frequentatori dei nostri
studi, che vi nutrite di farmaci, che fate tre volte all’anno il "check-up"
a spese del SSN e che siete collezionisti di esenzioni ticket, ma vi lamentate
in continuazione della sanità perché dovete pagare la Novalgina!
Buon San Valentino a chi ancora crede nella
sanità pubblica! Forse sarebbe stato meglio continuare a credere a Babbo
Natale e alla Befana, che non hanno mai deluso nessuno!
Buon San Valentino, e buon lavoro, a chi
ha creduto e investito nella sanità privata: è il vostro giorno
fortunato! Approfittatene! Acquistate subito qualche "gratta e vinci"
e giocate alla schedina del Superenalotto, un periodo favorevole come questo
non si ripresenterà più.
Buon San Valentino a tutti gli amministratori
della sanità pubblica… illusioni! Dopo tutte queste belle "pensate"
nessun privato vi vorrà come managers! Non sono mica masochisti!
Buon San Valentino ai candidati alle elezioni
regionali, già impegnati nella campagna elettorale; buona fortuna a chi
avrà la sventura di diventare Assessore alla Sanità. Non si può
avere tutto nella vita…
Buon San Valentino al Garante della Privacy
(se qualcuno riesce a scoprire chi è e dove abita; la sua identità
e il suo indirizzo sono segreti per motivi di… Privacy).
Buon San Valentino infine a… San
Valentino! Scusaci, ti abbiamo sempre voluto bene e te ne vogliamo ancora! Non
meritavi di essere ricordato così, il prossimo anno ti rifesteggeremo
alla consueta maniera!
Marco Battelli BTTMRC51M01D969I
Mario Pallavicino PLLMRA49D02H183M
LA STORIA DELLA MEDICINA GENERALE IN ITALIA
Cosa è la Medicina Generale?
E' quella medicina che con arte,
scienza e dedizione si prende cura della persona, sempre della stessa persona;
attraverso ogni sua patologia, disagio, inquietudine, necessità di prevenzione
ed educazione sanitaria, attenta al rischio, all'ambiente, allo stato sociale,
all'età.
Il primo esempio in Italia è il
vecchio medico condotto, di cui il Carducci, ricordando il padre, diceva: "Arte
più misera, arte più rotta non v'è del medico che va in
condotta..."; ma allora il medico condotto esisteva da noi solo nel Granducato
di Toscana e nel Lombardo Veneto. Solo nel 1865, dopo l'Unificazione del Regno
d'Italia, sulla base della legge Rattazzi del 1859, l'istituto della condotta
viene esteso a tutto il paese.
Il medico condotto era così presente
in quasi tutti i Comuni italiani, non solo con i compiti di ufficiale sanitario,
ma anche per estendere la possibilità di cura a chi, essendo povero,
non poteva permetterselo.
E' così che compare la figura dei
medico di famiglia, aperto a tutte le realtà individuali e sociali. L'elevata
mortalità infantile, le precarie condizioni igieniche, le malattie infettive,
le carenze alimentari, obbligarono il medico, spesso solo, con possibilità
di ospedalizzazione ridotta, con una scienza medica in fase di evoluzione, ma
disarmato da un punto di vista terapeutico, ad un lavoro generoso e sofferente,
che qualche volta guariva, dava spesso sollievo, consolava sempre.
Comunque, nel 1882, le condotte erano presenti
in 7500 degli oltre 8000 Comuni italiani ed erano ritenute un presidio sanitario
più valido dell'ospedale. Allora era pensiero comune che l’ospedale
rallentasse i legami familiari e segregasse i ricoverati, oltre al fatto che
curarsi a casa costava meno.
La grande epidemia di colera del 1884 ne
è un esempio, se si pensa cosa si potesse fare allora, se non consolare
gli infermi, in una lotta senza difesa contro la natura.
In Italia lo Stato intervenne per la prima
volta per la tutela dei lavoratori con l'istituzione della Cassa Nazionale di
Assicurazione contro gli Infortuni sul lavoro (1883), con il difetto però
di essere a quasi totale carico dei lavoratori e volontaria, per cui dopo sette
anni erano assicurate solo 120.000 persone; non si ebbero leggi sulla tutela
del lavoro dei minori fino al 1886, non si teneva conto della infanzia abbandonata,
dei malati di mente, degli handicappati. Furono i medici, tutti i medici, a
porre in prima linea questi problemi, come indice della capacità di influire
sulle decisioni politiche. L'Associazione Medica Italiana costituita nel 1862,
mise i governi nella condizione di dovere affrontare la grave situazione sanitaria,
con una serie di interventi che, seppure non risolutivi, richiamavano l'attenzione
sul problema.
Nel 1888, la legge Crispi sanciva il dovere
dello Stato di tutelare la pubblica igiene, con una azione di prevenzione e
cura che tutelasse al massimo possibile con la scienza e l'economia dell'epoca
la salute di tutti, basandosi non solo sulle istituzioni pubbliche, ma soprattutto
sul medico condotto, al tempo stesso ufficiale sanitario, che doveva curare
i cittadini e curare l'igiene a norma di legge, in tempi in cui acquedotti,
fognature, servizi igienici erano sogni per la maggior parte della gente.
In quegli anni intanto, sorgevano in tutta
Italia le Società e le Confraternite di mutuo soccorso, per dare un aiuto
a chi ne avesse bisogno; il medico era chiamato a collaborare a queste iniziative,
assumendosi una responsabilità curativa ed assistenziale e non tanto
una contropartita economica.
Nell'inizio di questo secolo, la progressiva
evoluzione scientifica, tecnica e pratica delle conoscenze mediche conduce ad
affrontare in termini concreti i problemi della preparazione universitaria,
delle specializzazioni emergenti, della importanza crescente dell’aggiornamento:
il medico allora ancora prevalentemente libero professionista iniziò
ad affrontare i nuovi problemi, alla cui base sta la progressiva presa di coscienza
dell'importanza di provvedere ad una sanità migliore.
Iniziano a sorgere, a distanza di decenni
dalle leggi di Bismark in Germania, le mutue aziendali, che coinvolgono datori
di lavoro, lavoratori e medici, finché, nel 1943, il regime fascista
fonda l'INAM, che tuttavia avrebbe tutelato solo i titolari. Solo nel 1955,
l'assistenza di malattia viene estesa ai familiari e poi ai pensionati, insieme
al fiorire di mutue pubbliche e private, già presenti in precedenza.
Ma il rapporto del medico era pur tuttavia non tanto quello dei medico curante,
ma quello di incaricato dell'istituto a fornire il servizio.
Ma anche allora la più grande risorsa
era l'impegno umano.
E' in questo contesto che nasce a Genova,
per iniziativa dei prof. Bartolini nel 1946 la FIMM (Federazione Italiana Medici
Mutualisti) che raggruppava medici generali e specialisti ambulatoriali e che,
dopo un periodo di attività spesso contrastante, vedeva nel 1957 la FIMMG
composta solo dai medici generali.
L'esuberante progresso degli anni 60 e
70 andava concentrando l'attenzione e le attese non solo sui nuovi farmaci,
ma anche sulle nuove tecnologie e l'ospedalizzazione, offuscando le possibilità
operative del medico, ancora allora di famiglia, che si vedeva posto in secondo
piano rispetto a quanto poteva essere offerto, teoricamente, dai progressi della
scienza. E' da allora che inizia l'interesse dell’informazione di massa
sui problemi sanitari, che acuisce l'attenzione della gente sui progressi della
medicina; è da allora che le attese diventano spasmodiche; è da
allora che l'informazione può dare, a volte, la sensazione che sia manovrata
da crescenti interessi economici.
E' in questa atmosfera che nasce nei 1978
il Servizio Sanitario Nazionale che pone, attraverso le successive convenzioni,
il medico generale in un ruolo centrale, ancor da conquistare.
Vorrei citare l’introduzione dell'Horrison
al suo celebre trattato, quando scrive: "Sempre più spesso i pazienti
vengono curati da gruppi di medici, cliniche, gruppi privati e non dal medico
di famiglia. Questi gruppi di medici offrono vantaggi, ma anche svantaggi: il
principale è la perdita del concetto di un medico che si assume costantemente
in prima persona la responsabilità di un paziente. E' necessario che
anche in un lavoro di gruppo vi sia un medico che abbia una visione di insieme
dei problemi, che sia informato dello stato di malattia, delle reazioni dei
paziente a questa, delle terapie e delle evoluzioni che il paziente affronta".
Oggi il medico generale vive in una società che tende a spersonalizzare
le cure mediche: gli sforzi per ridurre le spese sanitarie, la dipendenza dai
miglioramenti tecnologici, l'aumentata mobilità delle persone, la frequente
necessità di più medici per uno stesso caso, l'aumento del contenzioso
tra paziente insoddisfatto e medico sono elementi che rendono difficile il rapporto
umano.
Inoltre le trasformazioni in corso tecniche,
scientifiche, socioeconomiche hanno indotto una trasformazione della domanda
sanitaria. Se a questo aggiungiamo il progressivo aumento dell'età media
degli italiani, che sarà ancora incrementato dai progressi medici, assisteremo
ad un invecchiamento della popolazione e un aumento della morbilità media,
con malattie sempre più lunghe, con aumentata dipendenza dai servizi
sanitari, che dovranno essere sempre più capillarmente pronti, anche
in vista dei ricoveri sempre più brevi dopo l’entrata in funzione
dei DRG. Oggi è possibile compiere interventi di prevenzione secondaria
migliore di un tempo, con diagnosi più precoci ed interventi più
mirati.
Oggi la più grande domanda di assistenza
sanitaria ha una serie di motivazioni pressanti: 1) l'aumentata longevità
aumenta le patologie cronico degenerative, che richiedono ricorso frequente
al servizio sanitario. 2) L’aumentata necessità assistenziale per
il crescente numero di non autosufficienti. 3) I servizi sanitari, in conseguenza
delle variazioni demografiche, richiedono un valido adeguamento verso esigenze
che dal sociosanitario sconfinano nell'assistenziale e sociale, necessario ad
una popolazione anziana. 4) Il miglioramento dei test predittivi e diagnostici
nelle malattie cronico degenerative e tumorali aumenteranno la precocità
degli accertamenti e degli interventi, non solo nella prevenzione secondaria
ma anche attivando cure più precoci. Gran parte di questi compiti sono
specifici del medico generale, che stiamo preparando sempre meglio alla sfida
del futuro, oltre che a dare a tutti il medico come amico; le statistiche che
mostrano il medico generale come l’elemento più gradito dai cittadini
nell'ambito del servizio sanitario, ne sono un esempio. Noi chiediamo l'interesse
e la collaborazione di tutti, soprattutto di chi deve governare, per giungere
a questi traguardi. Come fare lo aveva già detto Socrate 2500 anni fa:
"La città e l'umano genere non avranno posa dei mali di cui soffrono
se non il giorno in cui il potere politico e la scienza si incontrino. Allora
solamente lo Stato potrà svilupparsi e vedere la luce dei giorno.".
Oggi i 60.000 medici generali italiani
sono in condizione di rispondere alle attese di tutti.
Non vorremmo però che chi ci deve
dare delle risposte facesse come il Malato Immaginario di Molière, quando
dice: "Il dott. Purgone mi ha detto di passeggiare ogni mattina in camera
mia, ma mi sono dimenticato di chiedergli se per il lungo o per il largo."
Dia retta o noi, signor malato immaginario, esca dalla suo stanza e andiamo
avanti insieme.
Remo Soro
Responsabile del sito: Dott. Mario Pallavicino (mariopallavicino@fimmg.org)
Web Master: Flavia Pallavicino (flossy01@tiscali.it)
Per suggerimenti, malfunzionamenti o chiarimenti contattare il Web Master (flossy01@tiscali.it)